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Le Guerre della Sinistra

Tratto da "Il Foglio " Venerdi 9 dicembre 2005

Massimo D’Alema, presidente dei Ds ed ex presidente del Consiglio ai tempi della guerra del Kosovo, ha i nervi tesi. In piazza qualche pacifista lo apostrofa come “bombardiere”, memore dei 78 giorni di attacco alla Serbia da lui ordinati in compagnia della Nato, alleanza difensiva che non ha nel suo statuto il cambio dei regimi a mezzo di guerra preventiva, ma senza l’avallo dell’Onu, anzi contro il veto russo che non fu mai sfidato. Gli avversari berlusconiani dall’opposizione lo sostennero perché pensavano che la “belligeranza” in quel caso fosse giusta, visto che il pacifista ex capo dello Stato Oscar L. Scalfaro non aveva ancora letto la Costituzione che biascica in queste ore nei suoi volgari comizi, ma adesso ricordano al pacifista, a parti rovesciate, la “sua” guerra di sinistra e umanitaria, bella e legittimante. Gliela ricordano per dire: sei in contraddizione con te stesso, ora che fai il pacifista e l’onusiano ad honorem. Il presidente si divincola e urla “buffone” all’indirizzo di un ministro, Carlo Giovanardi, che lo incastra sul carattere “amministrativo” della sua decisione di guerra, sulla quale il Parlamento fu esaustivamente informato piuttosto tardi e votò a bombardamenti già iniziati. Lui se la prende a cuore, sbatte il cucchiaio sul seggiolone, e dice che questa è la prova dell’impossibilità di una politica “bipartisan”. Raggiungendo così Sergio Cofferati e la sua linea di scontro senza se e senza ma, con la differenza che Cofferati almeno si è pubblicamente pentito dell’avallo Cgil alla guerra in Kosovo, e ha costruito una sua nuova filosofia pacifista, totalizzante, prepolitica. D’Alema è il solito bambino viziato, arrogante, pretestuoso nell’argomentazione, voglioso di tutto: l’applauso del Pentagono quando è al governo, le carezze della folla quando è all’opposizione. 

Letture per il capriccioso presidente. Una lettura utile per D’Alema può essere questa. Poche righe del suo deputato Mauro Zani, un intervento pronunciato alla Camera il 24 marzo del ’99: “Da questo punto di vista capisco, e per tanti versi apprezzo, lo spirito con cui ben 120 deputati del centro sinistra invocano oggi un intervento dell’Onu. Ma – lo dico senza un filo di ironia, anzi con il massimo del rispetto – lo spirito in questo caso non basta. Tra i limiti del presente c’è anche una difficoltà dell’Onu: non è un mistero che lo stesso Kofi Annan consideri scarsamente realistica un’azione risolutiva delle Nazioni Unite”. Chiaro? Siccome l’Onu è inchiodata al veto russo, la guerra preventiva per cambiare il regime serbo ce la facciamo in altra e nobile compagnia. Dice niente questo breve testo? 
L’altra lettura è Fausto Bertinotti, il leader di Rifondazione comunista che ora accoglie legittimamente le ipocrisie dell’Ulivo di governo e di lotta sotto il suo ombrello del movimento “not in my name”. Diceva il 24 marzo del ’99, alla Camera, il coerente Bertinotti: “Mentre sto parlando è stata annunciata la chiusura degli aeroporti di Ronchi dei Legionari, e di quelli civili di Bari e di Brindisi. Mi chiedo cosa stiamo facendo. Il governo ha già tutto deciso senza nessun mandato parlamentare. L’Italia entra in guerra con un atto amministrativo: è una lesione della democrazia e del Parlamento forse senza precedenti. Nessun paese ha invaso un altro paese sovrano. Nessun governo legittimo di un paese sovrano ha chiesto l’intervento per difendersi da un’aggressione; non c’è alcuna specifica risoluzione dell’Onu che consenta un intervento. Ha deciso la Nato contro lo statuto della stessa Nato che non prevede interventi di questo genere. Il governo italiano si è accodato a questa scelta, quando l’articolo 78 della Costituzione prevede che solo le Camere possano decidere lo stato di guerra. Il governo ha stracciato il deliberato della Costituzione e l’articolo 11 che impedisce la guerra come strumento di risoluzione delle controversie. La Nato ha violato il diritto internazionale, il governo viola la Costituzione: siamo di fronte a fatti gravissimi”. 

L’Onu è spirito, la guerra è materia. Così dunque parlava il deputato dalemiano Mauro Zani, contro i 120 parlamentari della sinistra che volevano il timbro impossibile delle Nazioni Unite sulla guerra a Slobodan Milosevic. E oggi, in uno scambio delle parti alla Fregoli, l’ex presidente del Consiglio che guidò il paese in una guerra giusta ma senza eroismo, tutta dall’aria e particolarmente feroce, durata settantotto lunghi giorni e diretta alla distruzione delle infrastutture militari e civili di uno Stato sovrano, parla esattamente come parlava allora il suo oppositore da sinistra Bertinotti, ripetendo le stesse cose che negò dai banchi del governo, seduto con i suoi origami e con il suo ghigno sprezzante sui banchi dell’opposizione o marciante in piazza al fianco di Rifondazione comunista. Il politicantismo all’italiana celebra i suoi fasti e il presidente ds disonora a posteriori l’unico servizio da lui reso al paese.

Tratto da "Il Foglio " Venerdi 9 dicembre 2005

 



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