Giglio Fiorentino

Firenze - Italia

 

 

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Palazzo Vecchio

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Palazzo VecchioPalazzo Vecchio si trova in Piazza della Signoria a Firenze (Italia) ed è la sede del comune della città. Al suo interno il palazzo ospita un museo che espone fra l'altro opere di Agnolo Bronzino, Michelangelo Buonarroti, Giorgio Vasari, ecc.

Chiamato in origine Palazzo della Signoria, nome dell'organismo principale della Repubblica fiorentina, ha assunto nei secoli nomi diversi: da Palazzo dei Priori a Palazzo Ducale, secondo i diversi ordinamenti governativi instauratisi nella città. Il nome Vecchio lo assunse nel 1565 quando la corte del Duca Cosimo I si spostò nel "nuovo" Palazzo Pitti.

L'edificio si è gradualmente ingrandito verso est, arrivando ad occupare un isolato interno e ingrandendo l'iniziare parallelepipedo duecentesco fino a quadruplicarne le dimensioni, con una pianta che ricorda un trapezio del quale la facciata è solo il lato più corto. Sulla facciata principale a bugnato la Torre di Arnolfo è uno degli emblemi della città.

 

Il retro dell'edificio ben mostra la successione di ampliamenti avvenuta nei secoli; Nell'angolo superiore la Terrazza di Saturno

Il retro dell'edificio ben mostra la successione di ampliamenti avvenuta nei secoli; Nell'angolo superiore la Terrazza di Saturno

Alla fine del XIII secolo la città di Firenze decise di costruire un palazzo in modo da assicurare ai magistrati un'efficace protezione in quei

 tempi turbolenti, ed al contempo celebrarne l'importanza. Il palazzo è attribuito a Arnolfo di Cambio, architetto del Duomo e della chiesa di Santa Croce, che iniziò a costruirlo nel 1299. Il palazzo al tempo chiamato Palazzo dei Priori fu costruito sulle rovine del Palazzo dei Fanti e del Palazzo dell'Esecutore di Giustizia, già posseduto dalla famiglia ghibellina degli Uberti, cacciata nel 1266. Incorporò l'antica torre della famiglia Vacca utilzzandola come parte bassa della torre nella facciata. Questa è la ragione per cui la torre rettangolare (94 m) non è nel centro dell'edificio. Dopo la morte di Arnolfo nel 1302, il palazzo fu portato a termine da altri due artisti nel 1314.

Da allora fu la sede della Signoria, ovvero del consiglio cittadino con a capo i Priori (fra cui Dante Alighieri nel 1300), e del gonfaloniere di giustizia, una via di mezzo tra un sindaco e un capo di governo, con una carica che però durava per un periodo molto breve.

Il palazzo attuale è però frutto di altre costruzioni e ampliamenti successivi, portati a termine fra il XIII ed il XVI secolo. Il Duca di Atene, Gualtieri di Brienne iniziò le prime modifiche nel periodo (1342-1343), ingrandendolo verso via della Ninna e dandogli l'aspetto di una fortezza. Altre modifiche importanti avvennero nel periodo 1440-60 sotto Cosimo de' Medici, con l'introduzione di decorazioni in stile rinascimentale nella Sala dei Dugento ed il primo cortile di Michelozzo. Il Salone dei Cinquecento fu costruito invece dal 1494 durante la repubblica di Savonarola.

Fra il 1540 e il 1550 fu la casa di Cosimo I de' Medici, il quale incaricò il Vasari di allargare ulterioremente il palazzo per assecondare le necessità della corte ducale. Il palazzo raddoppiò così il proprio volume per effetto delle aggiunte sulla parte posteriore. L'ultimo ampliamento risale alla fine del XVI secolo quando Battista del Tasso e Bernardo Buontalenti sistemarono la parte posteriore come si presenta oggi.

Il nome venne cambiato ufficialmente quando Cosimo si spostò a Palazzo Pitti nel 1565 e chiamò la precedente residenza Palazzo Vecchio mentre la piazza della Signoria mantenne il proprio nome. Vasari inoltre costruì un percorso, il Corridoio Vasariano, che collega ancor'oggi Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti attraversando l'Arno sul Ponte Vecchio. Cosimo I inoltre spostò l'amministrazione governativa e le magistrature negli adiacenti Uffizi.

Il palazzo guadagnò nuova importanza quando fu sede del governo nel periodo 1865-71, quando Firenze divenne capitale del Regno d'Italia.

Anche se oggi la gran parte di Palazzo Vecchio è adesso un Museo, è ancor'oggi simbolo del governo locale, essendo infatti tutt'ora sede del Comune di Firenze e sede del consiglio comunale.

L'esterno

La facciata principale dà l'impressione di solidità anche grazie alla finitura esterna di bugnato rustico in pietraforte. È divisa in tre piani principali da cornici marcapiano, che sottolinenano due file di bifore marmoree neogotiche con archetti trilobati, aggiunte nel Settecento in sostituzione di quelle originarie.

La parte antica è coronata da un ballatoio aggettante sostenuto da beccatelli su archi a tutto sesto e caratterizzato da una merlatura di tipo guelfo (con la sommità squadrata), mentre la torre ha una ghibellina ("a coda di rondine").

Alcuni di questi archi hanno buche che potevano essere utilizzate per gettare su eventuali invasori olio bollente o pietre.

Arengario e entrata

La L'entrata principale col frontespiziopedana rialzata davanti al palzzo è il cosiddetto arengario, una zona che prende il nome dalla "ringhiera" che un tempo lo recintava e che fu eliminata durante i restauri ottocenteschi di Giuseppe Del Rosso. Da questo luogo i priori assistevano alle cerimonie cittadine sulla piazza. Fin dal Quattrocento venne decorato da sculture, che, se non sostituite da copie o leggermente spostate, vi si possono ancora ammirare.

Le più antiche sono il Marzocco e la Giuditta e Oloferne (1455-60 circa), entrambe opere di Donatello, sostituite da copie per la loro preziosità (il Marzocco è conservato al Bargello, la Giuditta dentro il palazzo). Queste staute un tempo si trovavano più avanti sulla piazza.

Il David di Michelangelo marcò l'ingresso dal 1504, anno del suo completamento, fino al 1873 quando venne spostato all'Accademia. Una copia è al suo posto dal 1910, fiancheggiato dall'Ercole e Caco di Baccio Bandinelli, scultore che venne molto criticato per la sua "sfrontatezza" ad accostare una sua opera al capolavoro michelangiolesco.

Davanti agli stipiti del portale si trovano i due Termini marmorei, quello maschile di Vincenzo de' Rossi e quello femminile di Baccio Bandinelli che riprendono una tipologia della statuaria classica.

Sopra il portale principale campeggia frontespizio decorativo in marmo datato 1528. Al centro, affiancato da due leoni c'è il monogramma di Cristo, circondato dalla scritta "Rex Regum et Dominus Dominantium" (Gesù Cristo, Re dei Re e Signore dei Signori). Questa iscrizione risale al tempo di Cosimo I e sostituisce l'iscrizione precedente ispirata da Savonarola. Dichiarava infatti Cristo come sovrano della città, ed era nelle intenzioni del monaco sottintendere come nessuno avrebbe mai osato "spodestare" il Cristo prendendo il comando della città. Cosimo I la fece sottilmente sostituire con quella presenza, indicando Cristo sì Re, ma Re dei Re e Signore dei signori.

Gli stemmi sulla facciata

Sotto gli archi del ballatoio nel 1353 vennero dipinti una serie di stemmi che simboleggiano alcuni particolari aspetti della Repubblica fiorentina e ancora oggi fotografano, in certo senso, la situazione politica trecentesca.

La serie di nove stemmi si ripete due volte sulla facciata e due stemmi si ritrovano anche sul lato sinistro.

Il primo che si incontra da sinistra è la croce rossa in campo bianco, che rappresenta le insegne del popolo fiorentino e segnala le cose pubbliche a Firenze.

Successivamente si incontra il giglio fiorentino rosso in campo bianco, attuale simbolo cittadino, adottato dai guelfi ai tempi della cacciata dei ghibellini nel 1266, ribaltando lo stemma ghibellino, dipinto un po' più avanti, che rappresenta un giglio bianco (come se ne trovano numerosi nella campagna di Firenze) in campo rosso.

Il successivo stemma è partito verticalmente tra bianco e rosso e rappresenta il legame tra Fiesole (il cui stemma è in campo bianco) e Firenze (il cui antico stemma era in campo rosso, appunto), che i fiorentini hanno ricordato sempre come un rapporto di madre/figlia.

Il quarto stemma sono le chiavi d'oro in campo rosso e rappresenta la fedeltà verso il papato. Il quinto è la scitta Libertas d'oro in campo azzurro, simbolo dei Priori delle arti e motto della libertà e indipendenza cittadina.

La successiva aquila rossa in campo bianco che aggrinfia un drago verde è lo stemma del partito guelfo. Le città guelfe erano caratterizzate nel medioevo da uno stemma bianco/rosso (Firenze, Lucca, Pisa...), mentre quelle ghibelline generalmente presentavano come colori il bianco e il nero (Siena e Arezzo).

Dopo il già citato giglio bianco in campo rosso, antico simbolo ghgibellino della città, troviamo lo stemma del Re di Francia, i tre gigli dorati in campo azzurro, di Carlo di Valois che decretò la vittoria dei guelfi neri sui bianchi nel 1302.

L'ultimo stemma, partito a fasce nero/oro e gigli d'oro in campo azzurro è l'arma di Roberto d'Angiò.

Sul lato sinistro sopra i peducci degli archetti si trovano anche alcune figure zoomorfe in bronzo. Queste sculture, già in pietra serena, sono teste leonine e altre figure.

La torre di Arnolfo

La torre di Palazzo Vecchio fu costruita verso il 1310 quando il corpo del palazzo era quasi terminato. Posta sulla facciata (ispirandosi probabilmente al Castello dei Conti Guidi a Poppi), si apoggia solo in parte alle murature sottostanti, presentando il lato frontale costruito completamente in falso (cioè sporgente rispetto alle strutture sottostanti) con una soluzione architettonica insieme audacissima e esteticamente soddisfacente.

Alta circa 94 metri, la torre poggia su una casa-torre preesistente appartenuta ai Foraboschi o, secondo altre fonti, ai Della Vacca, per questo non è centrata sulla facciata, ma spostata verso il lato sud.

Il corpo della torre, oltre alle scale, presenta un piccolo vano denominato l'Alberghetto dentro il quale vennero tenuti prigionieri, tra gli altri, Cosimo il Vecchio di ritorno dall'esilio (1433) e Girolamo Savonarola prima di essere impiccato ed arso in Piazza il 23 maggio 1498.

Il ballatoio della cella campanaria è sostenuto da mensoloni con archetti ogivali, sopra il quale poggia un'edicola con archi a tutto sesto sostenuti da quattro massicce colonne in muratura sormontate da capitelli a foglie. Nella cella sono attaccate tre campane:

  1. La Martinella, che richiama i firoentini ad adunanza,

  2. La campana del mezzogiorno,

  3. La campana dei rintocchi (la più grande).

Attorno ad una delle colonne si può vedere la scaletta a chiocciola che permette di salire sulla copertura.

Sulla sommità si trova una grande banderuola (più di due metri d'altezza) a forma di Marzocco che tiene l'asta sormontata dal giglio fiorentino: si tratta di una copia, l'originale può essere ammirato in tutta la sua grandezza nel secondo cortile del palazzo.

Guardando le mensole che sostengono la balconata della torre dal basso si ha la strana sensazione che quelle d'angolo non poggino su niente, come piccole piramidi capovolte: è un curioso effetto ottico causato dalle ombre agli spigol.

Il grande orologio fu originariamente costruito dal fiorentino Nicolò Bernardo, ma fu rimpiazzato nel risale al 1667 da uno realizzato da Giorgio Lederle di Augusta e montato da Vincenzio Viviani, che è tutt'ora funzionante.

 

La porta della Dogana

La porta sul lato nord, vicino a Via dei Gondi, reca sul portale, oltre ai consueti stemmi scopliti di Firenze e del Popolo, una porticina

 merlata intarsiata in marmi policromi, stemma della Dogana. Da qui si accedeva infatti agli uffici della dogana che aveva i suoi magazzini nei sotterranei del palazzo, e che ancora da il nome al cosiddetto Cortile della Dogana.

 

 

 

 


I cortili

Primo cortile

Il primo cortile, al quale si accede dal portone principale su piazza della Signoria fu progettato nel 1453 da Michelozzo. Nel 1565, in occasione delle nozze tra Francesco I de' Medici, figlio di Cosimo I, e Giovanna d'Austria, sorella dell'imperatore Massimiliano II, il cortile venne trasformato e abbellito in un esuberante stile manierista su progetto di Giorgio Vasari.

Nelle lunette, tutto intorno al cortile, sono riprodotte le insegne delle chiese e delle congregazioni delle arti e mestieri della città, mentre nei riquuadri inferiori sono dipinte, in onore proprio di Giovanna d'Austria, le Vedute di città dell'Impero degli Asburgo. Le volte sono arricchite da decorazioni grottesche.

Al centro, in sostituzione dell'antico pozzo, venne eretta una fontana in porfido da Battista del Tadda e Raffaello di Domenico di Polo, sulla quale venne collocata la più antica statua bronzea del Putto con delfino di Andrea del Verrocchio (1476), spostata dal 1959 al secondo piano del palazzo nel Terrazzo di Giunone e sostituita nel cortile da una copia. Questa piccola statua era inizialmente situata nel giardino della Villa Medici di Careggi e l'acqua che la alimenta sgorgando dalle narici del delfino arriva fin dal Giardino di Boboli grazia ad un antico sistema idrico di tubature.

Nella nicchia davanti la fontana è installata Sansone e il Filisteo di Pierino da Vinci. Le colonne sono riccamente decorate, con scanalature alternate a parti lavorate con stucchi dorati.

Dal fianco sinistro del cortile una porta conduce all'antica Sala d'Arme, un tempo usata come deposito di armi e munizioni ed oggi usata per mostre temporanee ed eventi speciali.

Secondo cortile

Il secondo cortile, anche conosciuto come Cortile della Dogana, ha pilastri massicci costruiti nel 1494 dal Cronaca per sostenere il "Salone dei Cinquecento" al secondo piano. Prende il nome dagli uffici della dogana che qui si trovavano fin dai tempi di Leopoldo II di Toscana, quando venne istituiti.

La Dogana fiorentina accoglieva le merci provenienti da fuori il Granducato e le prendeva in deposito in attesa che il destinatario le rilevasse ("sdoganasse") pagando la relativa tassa. Dopo la piena dell'Arno del 3 novembre 1844 le merci vennero gravemente alluvionate, per cui si spostò questo ufficio nel Casino di San Marco in via Cavour, prima che vi fossero sistemati gli uffici giudiziari della Corte d'Appello.

Nel cortile oggi si trova la biglietteria del museo e il bookshop.

Fra il primo ed il secondo cortile si trova l'imponente e monumentale scalone del Vasari porta al Salone dei Cinquecento.

Terzo cortile

Il terzo cortile, detto Cortile nuovo, venne eseguito da Bartolomeo Ammannati e Bernardo Buontalenti a conclusione dell'ampliamento verso via dei Gondi e via dei Leoni. Vi si affacciano soprattutto uffici comunali e vi si affaccia lo scalone che porta all'ufficio del Sindaco e alla Giunta.


L'interno - Museo

Primo piano

Salone dei Cinquecento

Il Salone dei Cinquecento è una delle più ampi e preziosi saloni in Italia.

Questa sala imponente ha una lunghezza di 54 metri ed una larghezza di 23. Fu costruita nel 1494 da Simone del Pollaiolo, detto il Cronaca, su commissione di Savonarola che, rimpiazzando i Medici alla guida di Firenze, volle questa sala come sede del Consiglio Maggiore appunto di 500 membri.

In seguito questa sala fu allargata da Vasari così che Cosimo I potesse far corte in questo salone. Durante la trasformazione (1555-1572) i famosi dipinti, ma incompleti, de La battaglia di Anghiari di Leonardo da Vinci e de La Battaglia di Cascina di Michelangelo vennero coperti o distrutti, ancora non è chiaro. Della Battaglia di Anghiari esiste una celebre copia di Rubens al museo del Louvre, ma in ogni caso delle due opere ci restano altre copie e a volte i bozzetti.

Al tempo in cui Firenze fu capitale del Regno d'Italia, i parlamentari si incontrarono qui (1865-1871).

Sulle pareti sono realizzati grandi affreschi che descrivono le battaglie e successi militari di Firenze su Pisa e Siena:

  • "La presa di Siena,

  • La conquista di Porto Ercole,

  • La vittoria di Cosimo I a Marciano in Val di Chiana,

  • La sconfitta dei pisani alla torre di San Vincenzo,

  • Massimiliano d'Austria tenta la conquista di Livorno,

  • Pisa attaccata dalle truppe fiorentine

Il soffito è realizzato con 39 pannelli costruiti e dipinti da Vasari e dalla bottega, rappresentati "Importanti episodi della vita di Cosimo I", i quartieri della città e la città stessa, con al centro l'apoteosi rappresentante: "Scena di glorificazione come Gran Duca di Firenze e di Toscana".

Sul lato nord della sala, illuminata da enormi finestre, c'è il livello rialzato chiamato L'udienza, costruito da Baccio Bandinelli per Cosimo I per ricevere cittadini ed ambasciatori. Sopra ci sono affreschi di eventi storici fra cui quello in cui il papa Bonifacio VIII ricevette gli ambasciatori e rendendosi conto che erano tutti fiorentini pronunciò la famosa frase "Voi fiorentini siete la quintessenza".

Nelle nicchie sono ospitate sculture di Bandinelli: al centro la statua di Leone X (realizzata con l'aiuto dell'assistente Vincenzo de' Rossi) e sulla destra la statua di Carlo V incoronato da Clemente VII.

Alle pareti sono in mostra anche diversi suntuosi arazzi medicei incluso Storie della vita di Giovanni Battista, ripreso dal un'affresco di Andrea del Sarto.

Le sei statue lungo le pareti rappresentano le Fatiche di Ercole sono opera di Vincenzo de' Rossi.

Nella nicchia centrale nella parte sud della sala c'è il famoso gruppo marmoreo di Michelangelo Il genio della Vittoria (1533-1534), originariamente preparato per la tomba di papa Giulio II.

Studiolo di Francesco I

Alla fine della sala è stata realizzata una piccola stanza laterale senza finestre. Questo capolavoro, lo Studiolo o Studio di Francesco I de' Medici, fu anch'esso progettato da Vasari e realizzato in stile manieristico (1570-1575). Le pareti e le volte sono completamente coperta da dipinti, stucchi e sculture. Molti dipinti sono della scuola del Vasari e rappresentano i quattro elementi: acqua, terra, aria e fuoco. Il ritratto di Cosimo I e sua moglie Eleonora da Toledo fu realizzato da Bronzino. Le delicate sculture in bronzo sono state costruite dal Giambologna e Bartolomeo Ammannati. Smontate da decenni, sono state ricostruite solo nel XX secolo.

Quartieri monumentali

Le altre stanze del primo piano sono i "Quartieri monumentali". Queste stanze, residenza dei Priori e i Quartieri di Leone X, sono state a lungo utilizzate come sale di rappresentanza dal Sindaco; tuttavia, di recente sono state in parte rese visitabili dai turisti (Sala di Leone X e Sala di Clemente VII), compreso l'ex ufficio del Sindaco.

Nel quartiere di Leone X sono presenti affreschi che celebrano la genealogia della famiglia Medici, e prendono il nome da una delle sale più famose, quella dedicata appunto al primo papa mediceo. I dipinti sono opera di Giorgio Vasari, di Giovanni Stradano e di Marco da Faenza.

Nella scena dell'Ingresso trionfale di Leone X in piazza della Signoria, si vede l'aspetto della piazza prima della costruzione degli Uffizi (con ancora la chiesa di San Pier Scheraggio) e con la Loggia dei Lanzi senza le sculture.

È interessante anche l'affresco della Battaglia di San Leo, vinta da Lorenzo Duca d'Urbino per il papa stesso. Nello sfondo si vede bene la fortezza di San Leo, celebre per essere stata il luogo di prigionia di Cagliostro. Una curiosità del dipinto è rappresentata dal satiro in primo piano che tiene un grande orcio: nell'orcio zampilla acqua proveniente dalla roccia, che a ben guardare ha l'aspetto di un uomo in piedi che sta orinando, un'allegoria della sorgente del fiume Marecchia.

Secondo Piano

Uno scalone monumentale, progettato dal Vasari, porta al secondo piano. Questo piano contiene il Quartiere degli Elementi, un tempo zona privata di Cosimo I e dedicati a Aria, Acqua, Terra e Fuoco, e il Quartiere di Eleonora, un tempo abitato da Eleonora di Toledo.

Quartiere degli Elementi

Questi appartamenti consistono in cinque sale e due loggiati. Cosimo I, che qui aveva il suo l'appartamento privato, commissionò originariamente la realizzazione a Battista del Tasso, ma alla sua morte le decorazioni furono portate a termine da Vasari e bottega. Questo fu il primo lavoro di Vasari per i Medici. Queste stanze erano di Cosimo I.

Le pareti delle Sale degli elementi sono riempite con affreschi allegorici. Nella prima sala si incontrano el allegorie degli Elementi Acqua, Terra, Fuoco e Aria e sul soffitto è rappresentato Saturno.

Nella seconda sala, detta Sala di Opi, si trova l'affresco con il Trionfo della Dea Opi (divinità talvolta identificata con Cibele), sul soffitto e le allegorie dei Mesi lungo il fregio; il pavimento in terracotta bianca e rosso reca un'iscrizione dedicata a Cosimo I e datata 1556; contro le pareti armadietti in guscio di tartaruga e bronzo. Dalla finestra di questa stanza ci si affaccia sul terzo cortile.

Seguono la Sala di Cerere, che prende il nome dalle decorazione del soffitto dipinto dal Doceno, allievo del Vasari, e che espone alcuni arazzi fiorentini cinquecenteschi con scene di caccia su cartoni di Giovanni Stradano, e lo Scrittoio di Calliope.

La Sala di Giove ha un soffitto con l'affresco Giove bambino allevato dalle Ninfe e dalla capra Amaltea e tapezzerie fiorentine fatte da cartoni di Giovanni Stradano. I due pregevoli stipi in ebano con intarsi in pietre dure sono più tardi di circa un secolo e provengono dalla manifattura dell'Opificio delle Pietre Dure.

Il Terrazzo di Giunone è in realtà una stanza chiusa, ma, come suggerisce il nome, era anticamente aperta verso l'esterno. Fu murato all'epoca di Ferdinando I de' Medici da Bartolomeo Ammannati. Qui si trova l'originale della statua bronzea del Putto con delfino del Verrocchio (al piano terreno nella fontana del primo cortile si trova la copia).

La Sala di Ercole ha un soffitto a cassettoni con rappresentate Le dodici fatiche di Ercole. La stanza ospita una Madonna con Bambino (la famosa "Madonna dell'Ufo") e uno stipo in ebano ricoperto da pietre semipreziose.

Chiude i quartieri di Cosimo la Terrazza di Saturno, bellissimo loggiato aperto panoramicamente affacciato su Firenze, che permette la vista verso sudovest: Piazzale Michelangelo, Piazza Santa Croce con l'basilica e il Forte Belvedere. Si possono anche vedere in basso i resti della chiesa di San Pier Scheraggio. Il soffitto è decorato da numerosi pannelli dipinti: Saturno che divora i figli, Infanzia, Giovinezza, Virilità e le Allegorie delle ore del giorno, oltre ai Quattro elementi negli angoli.

Quartiere di Eleonora

Per accedere al Quartiere di Eleonora si deve tornare alla Sala degli Elementi e passare dal ballatoio prospiciente il salone dei Cinquecento: da queste grandi finestre si può vedere il primo tratto del Corridoio vasariano uscire da Palazzo Vecchio per andare negli Uffizi.

Anche il quartiere di Eleonora venne progettato da Giorgio Vasari. La prima sala che si incontra è la Camera Verdem così chiamata per il colore delle pareti, un tempo decorate da paesaggi. Le decorazioni del soffitto sono opera di Ridolfo del Ghirlandaio. È in questa sala che si tyrova l'accesso al Corridoio Vasariano.

A destra si accede alla Cappella di Eleonora, interamente affrescata da Agnolo Bronzino (1564), con le Storie di Mosè; sempre del Bronzino è la grande Pietà sull'altare. Alla Cappella si accede da una magnifica porta marmorea realizzata su disegno di Bartolomeo Ammannati.

Le stanze successive propsettano nella parte più antica del palazzo ed erano originariamente usate dai Priori e dal Gonfaloniere, prima di essere rinnovate dal Vasari con i contributi di Giovanni Stradano e di Battista Botticelli. il tema iconografico di queste sale sono le vite di donne famose, le cui virtù alludevano alle virtù di Eleonora. Si incontrano così la Sala delle Sabine, per il tema della Concordia, la Sala di Ester, per l'Amore per la patria, la Sala di Penelope, per la Fedeltà, e la Sala di Gualdrada per il rigore morale.

La Sala delle Sabine un tempo era usata come sala d'attesa per le signore che aspettavano di essere ammesse alla corte di Eleonora di Toledo. Contiene fra l'altro Ritratti dei principi Medici di Giusto Susterman, statue di scuola fiorentina ed arazzi di Fevère.

La Sala di Ester faceva anche da sala da pranzo e presenta sul soffitto l'Incoronazione di Ester dello Stradano, con un'iscrizione in onore di Eleonora di Toledo. Vi sono conservati anche un lavabo e due arazzi di Van Assel rappresentanti la Primavera e l'Autunno.

La Sala di Penelope ha sul soffitto Penelope al telaio e nel fregio, Episodi tratti dall'Odissea. Sulle pareti: Madonna con Bambino e Madonna con Bambino con San Giovanni di Battista Botticelli.

La Sala della Gualdrada era la camera privata di Eleonora. Le pitture sono sempre di Giovanni Stradano e vi è conservato anche un pregevole stipo con pietre dure intarsiate.

Sala dell'Udienza

Vita di Furio Camillo" nella Sala dell'UdienzaLa Sala dell'Udienza o Sala della Giustizia era utilizzata per ospitare gli incontri dei sei Priori. Oggi contiene le decorazioni più antiche.

Il tetto a botte, laminato con oro puro, è opera di Giuliano da Maiano (1470-1476).

Sul portale della cappella c'è un iscrizione in onore di Cristo (1529). La porta, che comunica con la Sala dei Gigli è una piccola meraviglia. Il marmo è stato scolpito dai fratelli Giuliano e Benedetto da Maiano.

I grandi affreschi alle pareti, rappresentanti le "Storie di Furio Camillo" [2] di Francesco Salviati, furono portati a termine nella metà del XVI secolo. Dato che Salviati era membro della scuola romana di Raffaello questi affreschi sono ispirati alla tradizione romana e non tipici dell'arte fiorentina.

Cappella della Signoria

Una piccola porta laterale porta ad alla Cappella della Signoria o dei Priori adiacente dedicata a San Bernardo, che contiene un reliquario del Santo. Qui i priori erano usi a supplicare l'aiuto divino nell'espletamento del loro ufficio. In questa cappella Girolamo Savonarola recitò la sua ultima preghiera prima di essere bruciato vivo in piazza della Signoria.

I meravigliosi affreschi alle pareti ed al soffitto, imitanti mosaici in oro, sono opera di Ridolfo del Ghirlandaio (1511-1514). Di particolare interesse sono la Santa Trinità sul soffitto e la lunetta con l'Annunnciazione sulla parete di fronte all'altare, dove si vede la basilica della Santissima Annunziata prima che venisse aggiunto il portico antistante la chiesa. Sull'altare è presente un dipinto rappresentante la Sacra Famiglia di Mariano Graziadei da Pescia, allievo di Ridolfo Ghirlandaio.

Sala dei Gigli

Il soffitto a cassettoni della Sala dei GigliIl nome della stanza non diriva dal giglio fiorentino, ma dal fleur-de-lys, emblema della corona di Francia, che si distingue dal blasone fiorentino per l'assenza degli stami e per i colori oro/blu invece di rosso/argento. I gigli si trovano sul mirabile soffitto a cassettoni e sulle pareti, e questo omaggio fu un ringraziamento e un tributo di fedeltà agli Angiò, protettori della parte guelfa. Anche questo soffitto fu realizzato dai fratelli Benedetto e Giuliano, autori anche della statua di San Giovanni Battista e Putti sempre in questa sala.

La parete opposta all'ingresso fu affrescata da Domenico Ghirlandaio verso il 1482, con l'Apoteosi di San Zanobi con San Lorenzo eaffreschi di Domenico Ghirlandaio Santo Stefano, primo santo patrono di Firenze. La scena è impreziosita da una illusione prospettica dello sfondo, nel quale si riconoscono la Cattedrale, con la facciata originale di Arnolfo di Cambio e il campanile. Le lunette ai lati raffigurano sulla sinistra Bruto, Muzio Scevola e Camillo e a destra Decio, Scipione e Cicerone. Medaglioni di imperatori romani riempiono lo spazio fra le varie sezioni degli affreschi. Nella lunetta superiore si trova un bassorilievo della Madonna con Bambino.

In questa sala si trova esposta da 1988 uno dei capolavori di Donatello, la Giuditta e Oloferne, già collocata in piazza della Signoria ed oggi sostituita in loco (sull'Arengario dello stesso Palazzo Vecchio) da una copia.

Stanza dellle Mappe geografiche o del Guardaroba

Dalla sala dei Gigli una porta fiancheggiata da due pilastri di marmo nero antichi, porta lla Sala delle mappe geografiche o del Guardaroba, dove i Granduchi medicei custodivano i loro beni preziosi. La parte strettamente architettonica risale al Vasari, mentre i mobili ed il soffitto sono opera di Dionigi Nigetti.il "Mappa Mundi"

Le porte degli stipetti sono decorate con 53 Mappe di interesse scientifico, dipinti ad olio del frate domenicano Ignazio Danti (1563-1575), fratello dello scultore Vincenzo Danti, e Stefano Buonsignori (1575-1584). Sono di notevole interesse storico e danno l'idea delle conoscenze geografiche del XVI secolo. Danti, seguiva il sistema tolemaico per il moto degli astri, ma utilizzava il nuovo sistema cartografico di Mercatore.

Al centro della sala è esposto il celebre globo Mappa mundi, opera del Buonsignori e di Ignazio Danti, purtroppo rovinato da restauri impropri.

Vecchia Cancelleria

Si accede alla Vecchia Cancelleria da una porta trecentesca. Questo era l'ufficio del Machiavelli quando era Segretario della Repubblica. Il suo busto policromo in terracotta e il suo ritratto sono di Santi di Tito. Probabilmente sono stati modellati dalla sua maschera mortuaria.

Salotta

Sempre dalla Sala dei Gigli si accede anche alla cosiddetta Salotta, interessante per l'affresco di Andrea Orcagna che raffigura La cacciata di Gualtieri di Brienne, Duca di Atene, un reale episodio storico che all'epoca fu caricato di significati simbolici e mitologici.

Studio

La stanza è stata usata da Cellini per restaurare i tesori dei principi dei Medici. Dalla finestra piccola nella parete Cosimo I spiava i suoi assistenti ed ufficiali durante le riunioni nel Salone dei Cinquecento.

Altri ambienti

Esiste un ballatoio che fa da coronamento al blocco centrale del palazzo, immediatamente al di sotto della torre. In alcune stanze a questo piano (il terzo) si trova uno tra i più prestigiosi laboratori di restauro specializzato in arazzi.

Il mezzanino tra primo e secondo piano fu creato da Michelozzo nel Quattrocento ribassando i soffitti di alcune stanze al primo piano. In queste stanze abitò Maria Salviati, la madre di Cosimo I, ed alcuni giovani principi. Oggi vi è ospitata la Collezione Loeser, donata a Firenze dal critico d'arte americano Charles Loeser.

 

Curiosità

  • Sull'angolo destro della facciata è scolpito sommariamente un profilo: non seIl volto scolpito sul fianco del palazzo ne conoscono le origini, ma la tradizione popolare indica Michelangelo come autore, che avrebbe voluto immortalare un condannato a morte, scolpendo un ritratto istantaneo addirittura lavorando voltato di schiena, oppure un suo debitore che lo attanagliava particolarmente. L'unica cosa certa è che non era una cosa da tutti poter scolpire impunemente sul Palazzo più importante della città e che l'autore doveva essere qualcuno su cui il corpo di guardia avrebbe potuto chiudere un occhio.

  • Nella sala di Ercole è costodina una Madonna rinascimentale chiamata popolarmente Madonna dell'Ufo per via di un oggetto volonate non identificabile dipinto nel cielo sullo sfondo. Si tratta di un qualcosa grigio che emette dei raggi dorati, al quale guardano due figurine sullo sfondo, ed è una delle fonti iconografiche antiche più citate nel campo dell'ufologia.

 

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